Ma quanto sarà sopravvalutata la parola Gratitudine?

love, joy and peaceNe sento parlare ovunque. Io stessa ne ho parlato in passato e ne ho scritto proprio su questo Blog.

Ma oggi mi permetto di cambiare idea, fare una riflessione spensierata e a tratti anche un po’ critica sul significato di questa parola.

In questi giorni di inizio anno, spesso mi ritrovo a parlare con le persone di cosa desiderano per questo 2016, buoni propositi che danno la sensazione di rimetterci in pista e tornare a fare qualcosa per la nostra vita.

Immancabilmente ogni anno, trovo l’amica o l’amico che butta là la faccenda della gratitudine. Ne faccio spallucce ogni anno, ma ieri quando ho sentito quelle parole, pronunciate con il massimo della bontà e della buona fede mi sono soffermata in silenzio.

Questa mattina ho aperto gli occhi ed ecco che ho capito alcune cose interessanti:

#1. La sensazione di essere grati è l’espressione di un pensiero di gratitudine. Dunque non puoi sforzarti di essere grato attraverso un ragionamento logico e non ha senso farlo. La gratitudine è solo un Pensiero che va e viene. Sforzarsi di essere grati e un po’ come voler essere sempre innamorati, sempre disperati, sempre entusiasti. Direi che impossibile e soprattutto è un’illusione grande come una casa.

#2. Quando ci si riferisce alla gratitudine ho notato che lo si fa per le circostanze in cui siamo: avere un lavoro, un compagno, un figlio, una casa, un talento particolare e via dicendo. Eppure ancora una volta siamo dentro a un grande malinteso: quello di credere che la nostra esperienza sia costruita dalle circostanze esterne mentre non riusciamo a vedere che sono tutte costruite all’interno di noi.

Quello che proviamo, le nostre opinioni e il nostro modo di sperimentare il mondo è creato sempre e solo dai pensieri che ci girano in testa e la felicità, la pace e la spensieratezza è il nostro stato di default e non l’isola felice immersa in qualche paradiso tropicale.

La gratitudine come l’amore, la si prova quando smettiamo di dare così tanto peso all’ingratitudine, al senso di perfezionismo, al controllo ossessivo compulsivo e a tutto ciò che ci impedisce di essere grati ora. Se non ci intrattenessimo così tanto con tutti questi ferri vecchi, saremmo già grati senza alcun promemoria o buon proposito.

Non occorre sforzarsi per essere in pace, per avere fede. Non c’è bisogno di lavorare su di sé per essere più in armonia con le persone e il mondo.

Smetti di parlarne, apriti alla Saggezza della vita che la sa più lunga di ognuno di noi e disponiti ad essere quello che vuoi. Il resto di solito viene da sé e se non dovesse arrivare, non cambierebbe di una virgola la tua gioia.

Vi vedo ragazzi,

Simona

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