Coaching – Questo sconosciuto

Già quando le persone mi chiedono che lavoro faccio, mi sento morire. E non perché quando vado a lavorare scendo dal letto dalla parte sbagliata, figuriamoci, ma solo perché faccio qualcosa che sfugge al più delle persone con cui normalmente ho a che fare. 

Così ho pensato di scriverci su un post per mettermi avanti e avere la risposta pronta ogni qual volta le persone mi chiedono: di cosa ti occupi?

La risposta che in anni di esperienza mi sono ricavata è: – sostengo le persone nei momenti di difficoltà o di cambiamento. Risposta abilmente vaga ma verosimile. A quel punto però le persone, per avere una conferma di ciò che hanno capito, mi chiedono: tipo Psicologa? e io per tagliare corto sorrido e con gentilezza muovo le mani come per dire: tipo.

Ma questo non è poi così vero. 

Prima di tutto perché non ho fatto studi di psicologia, non ho alcuna abilitazione alla suddetta professione e ultima ma non ultima non ho alcun interesse a fare un percorso di quel tipo. Ho da sempre un’impronta più pedagogica e per chi ha bisogno di sapere se ho fatto degli studi coerenti con i miei attuali interessi professionali, sì, sono laureata in Scienze dell’Educazione, la versione magistrale.

E allora, dai, di cosa ti occupi – per davvero-?

Per davvero, la mia attività prevalente è tenere delle conversazioni con le persone riguardo all’esperienza umana. Cioè quello che faccio è  battere sulle spalle di ognuno e ricordare loro  come funzioniamo dal punto di vista mentale, come organizziamo i comportamenti e qual’è l’origine del nostro Benessere. 

Sono certa che starai pensando: – ehi wow sì, che bello! 

Già, lo è.

Ma com’è che ce ne accorgiamo solo quando siamo talmente giù di corda da non sapere più che fare?

Sarebbe fantastico se tutti potessero contare su uno spazio neutro in cui poter esplorare quello che accade senza più temere la propria esperienza e procedere con il proprio passo fino al successivo step.

Per questo, continuo a spendere parole, idee e lavoro per fare una vera e propria rivoluzione culturale, perché chiunque merita un coach di fianco che ti dica: – ciò che stai sperimentando è frutto del pensiero del momento, ricordi? 

Basta così poco per fare un cambio di prospettiva radicale che se lasciassimo perdere tutti i retaggi culturali, l’autocensura e la resistenza a mettersi in gioco, in breve tempo riusciremmo a considerare normale l’idea di avere un facilitatore personale e anzi sono certa che ce ne usciremmo con: – ma come diavolo facevo prima? 

Garantito.

Per qualsiasi dubbio, leggi il mio orientamento e prenota una sessione.

Ti vedo,

Simona

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